Ho sognato il Sudafrica per anni. Ho immaginato mille volte di trovarmi a pochi centimetri da un leone, da un leopardo, ma anche da un elefante, un ippopotamo, un coccodrillo. Poi dopo anni il sogno si è avverato. Nato da una battuta tra amici a cena ad aprile, viaggio prenotato per fine maggio con la Springbok Atlas.

Lesedi Cultural Village

Volo da Roma con Air France scalo a Parigi e arrivo a Johannesburg dopo circa 13h. Ci accoglie Mario, la guida che sarà il nostro angelo custode per 4 giorni. Ci propone di fare un giro veloce in città e noi accettiamo volentieri. Sapevo che il Sudafrica era una realtà complessa, ma Johannesburg è stato il getto d’acqua fredda in faccia che ti sveglia da quello che era un sogno ed invece in quel preciso istante diventa realtà.

Lesedi Cultural Village

E ti arriva un schiaffo lungo e profondo come gli anni dell’apartheid che oggi è teoricamente finita ma, che ancora fa sentire tutta la sua pressione.

Lesedi Cultural Village

Finiamo il giro con il cuore un po’ più pesante e la coscienza un po’ meno nitida e ci dirigiamo verso il villaggio culturale di Lesedi. Si tratta di una struttura assolutamente turistica dove sono ricostruiti alcuni villaggi delle numerose tribù che ancora oggi convivono nel paese, con usi, costumi e dialetti differenti. I neri bantu formano circa il 75% della popolazione, e sono suddivisi ufficialmente in 9 “nazioni”: zulu, xhosa, sotho, tswana, tsonga, swazi, venda, ndebele e pedi. I bianchi formano circa il 13% della popolazione, e si suddividono in tre gruppi: boeri (afrikaner), anglosassoni e altri di discendenza principalmente portoghese, tedesca e italiana.

Lesedi Cultural Village

Certo è tutto costruito ad uso e consumo dei turisti, ma l’ho trovato comunque molto interessante e un’occasione per conoscere meglio etnie di cui ignoravo l’esistenza. Anche gli alloggi erano in stile capanne Zulu, ma davvero molto spaziose, accoglienti e dotate di ogni comfort, perfino di una graditissima bottiglia di champagne per darci il benvenuto. La giornata passa così tra balli, documentari, visita del villaggio e cena tipica con tanto di coccodrillo.

Per fortuna i famigerati e deliziosi vermetti ce li hanno fatti solo vedere e non trovare a tavola!

Il giorno dopo pronti alle 8:00 e finalmente si parte in pulmino destinazione Karongwe Game Reserve per il nostro safari. Non mi sembra vero essere arrivata fin lì, essere sulle strade del Sudafrica, respirarne l’aria, le sue contraddizione e vivere la sua natura potente e spiazzante. Dopo 6 ore di viaggio siamo all’ingresso dello Shiduli Lodge. L’accoglienza è perfetta. I nostri bagagli vengono immediatamente portati in camera mentre noi veniamo accompagnati nella hall per le procedure di registrazione, non prima di aver sorseggiato un rinfrescante cocktail di benvenuto. La struttura è magnifica, curata in ogni dettaglio e i nostri appartamenti sono immersi nel verde di un vialetto silenzioso e tranquillo.

Shiduli Private Game Lodge

Il tempo di rinfrescarci, mettere qualcosa sotto i denti e iniziare finalmente il safari che tanto aspettavamo.

Sulla terrazza ci attendono le nostre guide che si dimostreranno dei veri seguigi nello scovare tutti gli animali della riserva. Ci spiegano che non bisogna mai alzarsi dalla jeep scoperta, bisogna tenere un tono di voce basso, non urlare, non chiamare gli animali come se fossero animali domestici e ovviamente mai scendere dal fuoristrada. Con queste raccomandazioni e il cuore in gola si accende il motore e via…una sensazione indescrivibile, l’emozione che mi ha preso in quel momento.

Shiduli Private Game Lodge

Ci addentriamo nella fitta vegetazione e cerco di abituarmi al paesaggio circostante, cerco, scruto, sono così impaziente di vedere qualcosa e dopo pochi minuti eccomi accontentata, tra la boscaglia c’è un giovane esemplare di Klipspringer.

klipspringer

Era così ben mimetizzato che i miei occhi hanno fatto davvero fatica a scorgerlo. Appena un po’ più in là un gruppo di Springbok da cui prende il soprannome la Nazionale di rugby.

springbok

Le guide ci dicono che ne vedremo tantissime e per questo riparte, ma io sono così affascinata che non mi accorgo che dall’altro lato nel lago c’è lui, l’ippopotamo a fauci spalancate.

ippopotamo

Appena in tempo per rubare uno scatto e poi rimanere ad ammirarlo. Aspettiamo un po’ nella speranza che esca fuori dall’acqua, ma si sta tanto bene che anche io al suo posto rimarrei a mollo. Ad un tratto la trasmittente della guida gracchia, poi una voce lo avverte che è stato avvistato un leone, partono una serie di indicazioni a noi incomprensibili e come una furia si lancia all’inseguimento del re della foresta, incurante che nel frattempo, noi corriamo più volte il rischio di volare giù dalla jeep a causa degli sbalzi, ma il cuore batte. Tra pochi minuti potrei finalmente vederlo.

Leone

E lui è lì, ci volta le spalle e quando ci avviciniamo neppure si gira, consapevole che nessuno gli farà del male, nessuno lo disturberà. Lui è la star, l’attrazione, il re della foresta, lui è snob proprio come si conviene ad un sovrano, non ci presta attenzione, non si mischia con la plebe. Cammina per la sua strada, annusa e procede, chi sa dove sta andando e se ci degnerà di uno sguardo prima di scomparire nella vegetazione. Poi ad un tatto un rumore nel verso opposto e lui che si lancia nella direzione della leonessa. Era lei che cercava o forse lui il suo cucciolo, forse il suo futuro successore.

Il suo principe, ma ancora così inesperto, spensierato e ancora un po’ guardingo. Non ha la stessa compostezza del padre. Lui scalpita eppure è già consapevole delle sfide che lo aspettano.

Primeggiare per conquistarsi un branco o restare ai margini e mentre penso a tutto questo finalmente siamo occhi negli occhi. Attimi interminabili, il tempo si ferma, tutto intorno è silenzio, solo il vento continua a soffiare e l’erba si muove, gli occhi fissi e un turbinio di sensazioni mi avvolgono e stordiscono, il mio dito e sulla macchina fotografica incerto se interporre tra noi un filtro, poi scatto… e la magia si rompe, il mondo si infrange e si riflette in mille schegge impazzite. Il cuore che batte e le lacrime che mi bagnano il viso. E’gioia, emozione, ma al tempo stesso dolore e disperazione, è l’amara consapevolezza di un surrogato di libertà. Perdonaci…

Written by Nadia